Il lutto oncologico

 IL LUTTO ONCOLOGICO

La morte di una persona cara in seguito ad una lunga malattia lascia la famiglia in  un profondo dolore, iniziato spesso ancor prima che la reale morte sopraggiungesse. Ciò che accade quando ci si ammala  di cancro è che non solo la persona interessata sprofonda in un profondo shock, ma anche l’ intero nucleo familiare.   Questo si verifica spesso, principalmente per due motivi: il primo è che spesso alla parola cancro viene associata automaticamente l’idea di morte, e la seconda è che le cure proposte spesso, divengono molto lunghe e  invasive, causando cambiamenti fisici e psicologici difficili da elaborare. Subito dopo la fase dello shock, causato dalla diagnosi della patologia, sopraggiunge quella della negazione, in cui sia il paziente che la famiglia riscontrano difficoltà nell’accettazione della diagnosi, negandola e rifiutandola (“non è possibile”),  valutando piuttosto  reale la possibilità di un errore medico. Anche questa fase è normale. La mente umana, infatti, ha bisogno di tempo per adattarsi a situazioni difficili, ha bisogno di tempo per capire che può farcela,  che almeno può provare a combattere.

In seguito a questo momento di destabilizzazione, la persona solitamente arriva ad una fase di accettazione  in cui inizia a pensare alla malattia e alle possibili cure in modo più realistico.

Nei casi più estremi, quando cioè viene comunicata una diagnosi infausta e terminale, troviamo in letteratura quello che viene definito anticipatory grief” o lutto anticipatorio, così identificato in quanto  anticiperebbe nella mente della persona cara l’idea della perdita, ancor prima che la morte sopraggiunga  (Marminagolis, Kutscher,Marcus, Raether, pino, Seeland & Cherico: 1988; Zilberfein: 1999).

Tale processo, secondo alcuni studi (Goldberg: 1973; Rando,1986) permetterebbe ai familiari di vivere la morte del proprio amato in modo meno traumatico, rispetto invece ad una morte, che seppur naturale, si presenterebbe in modo improvviso (infarto, ictus, aneurisma).

Questo consentirebbe un graduale distacco emotivo   che aiuterebbe poi il familiare, nella fase successiva di elaborazione del lutto (Kramer,1996). E’comunque importante, se non necessario, ricordare che se per il parente di un malato terminale non vi è lo shock della morte improvvisa,  può essere comunque presente il  ricordo traumatico del vissuto  emotivo precedente la morte, spesso  contornato dalla sofferenza fisica e psicologica della  persona malata.

Infatti, vivere la morte di una persona cara a causa di una malattia oncologica lascia delle profonde ferite nei familiari. La malattia alcune volte è talmente aggressiva da comportare anche mutazioni fisiche della persona cara che rimangono poi impresse nel ricordo del familiare per lungo tempo.

Se da una parte infatti, la malattia rende la morte più motivata per le persone che rimangono, dall’altro lato  è spesso causa di emozioni negative legate al senso di ingiustizia e di impotenza nel non essere riusciti a salvare la persona amata.

Queste emozioni insieme ad altre tipiche del processo di lutto, possono rendere  più difficile la separazione definitiva dal proprio caro.

E’ importante quindi pensare di chiedere aiuto qualora ci si dovesse rendere conto di averne bisogno.

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