Il cancro e la famiglia
Il cancro è una parola, non una sentenza.
(John Diamond)

IL CANCRO E LA FAMIGLIA: UN DOLORE CONDIVISO

E’ da diversi anni che quando si parla di cancro e di rete di supporto in seguito alla diagnosi della malattia neoplastica viene incluso nel progetto di aiuto non solo il paziente come diretto interessato, ma anche l’intero nucleo familiare. E’ ’ stato infatti dimostrato, che la malattia oncologica comporta un forte distress non solo per il paziente che direttamente subisce le cure, e tutto l’iter diagnostico, ma anche per la famiglia che si trova a dover fronteggiare la patologia, vissuta come improvvisa, incontrollabile e spaventosa. Il cancro irrompe nella quotidianità, frantumando spesso, quelle sicurezze costruite in una vita. Mette in evidenza la fragilità dei legami affettivi e la loro estemporaneità.

L’ospedalizzazione e il rischio di ricaduta spesso sono tra i distress maggiormente presenti, per non considerare poi problematiche pratiche legate all’ onere della cura, che non dimeno divengono per il nucleo familiare uno stress aggiuntivo. A Tal proposito  alcuni studi avrebbero anche dimostrato in alcuni casi, la possibile insorgenza  di uno DPTS (disturbo post traumatico da stress) in seguito alla diagnosi di malattie oncologiche,  con sintomi presenti anche anni a seguire (Kazak e Barakat,1997).

Lazarus e Folkaman nel loro modello sullo stress e strategie di  coping evidenziano come non sia tanto l’evento in se ad essere considerato stressante, quanto piuttosto l’inefficacia che la persona sperimenta nel non riuscire a far fronte all’ esperienza negativa. I sintomi maggiormente presenti sembrerebbero essere collegati alla sfera ansiosa- depressiva con sintomatologia somatica, disturbi del sonno e in alcuni casi ritiro sociale. Inoltre, la comunicazione di una diagnosi di cancro su un figlio, non raramente potrebbe comportare delle difficoltà coniugali, spesso dovute allo shock della notizia, e al diverso modo di affrontare il dolore per  quanto  appreso. Tutto ciò può essere comprensibile e assolutamente risolvibile se la coppia, e in linea generale la famiglia,  si mostra coesa nel fronteggiare la malattia e i cambiamenti ad essa associati.

Ciò naturalmente non è una cosa semplice e scontata, infatti, una comunicazione di questo tipo sconvolge ogni singolo membro   che probabilmente, tenderà a vivere il dolore in modo individualistico e solitario.

Nei casi di malattia oncologica, la sofferenza si presenta in modo continuativo e per lungo tempo, per tale motivo è ancora più importante che la famiglia abbia modo di vivere questa particolare fase del suo ciclo di vita nel modo più sano possibile, ponendosi come  luogo di protezione e consolazione.

Come può essere fatto questo:

  • E’ importante informarsi bene su ciò che comporterà l’iter di cura. Le notizie incerte o dubbiose, possono solo aumentare il senso di ansia e di tensione che già normalmente si sperimenta.
  • E’ consigliabile che tutti i componenti della famiglia siano a conoscenza di ciò che sta accadendo ad uno dei suoi membri. Una cosa conosciuta, spiegata e chiarificata, fa meno paura di una cosa non detta.
  • E’ fondamentale prendersi del tempo per vivere lo shock per ciò che è stato comunicato. E’ normale essere in preda alla disperazione. Il cancro fa paura, ma il cancro si cura. E’ importante sapere anche questo.
  • Chiedere aiuto se ci si rende conto che da soli è troppo difficile. Questi momenti offrono la possibilità di scoprire delle risorse che spesso neanche noi sappiamo di avere. Dobbiamo solo imparare ad utilizzarle in modo efficace.
  • Parlare in famiglia. Aprite le vostre paure, le vostre ansie, ma anche le vostre speranze. Nonostante l’evento stressante infatti, la famiglia è pur sempre un luogo di cura e di tenerezza in cui tutte le emozioni possono essere condivise e capite, anche quelle negative.

Anche se il paziente oncologico può apparire  a volte irritato dalle molteplici attenzioni che la famiglia offre, in quanto ciò può aumentare il suo modo di viversi come malato, in realtà alcuni studi hanno evidenziato quanto la famiglia e il ruolo che essa ricopre, possa essere di aiuto al paziente nel fronteggiare la patologia. Questo aiuto consisterebbe soprattutto in un migliore adattamento e accettazione della patologia, e ad un minore distress emotivo da parte del paziente.

Una buona collaborazione e flessibilità tra i membri della famiglia possono aiutare il paziente a mantenere un ponte tra la stabilità data dal sistema famiglia e il cambiamento imposto dalla patologia. Tale flessibilità dovrà essere mostrata anche nel rispetto dei tempi e dei bisogni del proprio caro, se una cosa è fattibile per noi, non vuol dire che lo sia anche per l’altro. Il cancro cambia molte prospettive, cosi  anche la dimensione temporale assume un nuovo valore, del tutto intima e personale.  Il tempo potrà apparire infinito se si pensa alle cure che si dovranno affrontare, cosi come limitato se si pensa alla malattia, e a un suo possibile esordio negativo.

La patologia ci mette davanti alle nostre fragilità e alla nostra limitatezza temporale, ma ricordiamoci che solo noi abbiamo il potere di trasformare un evento doloroso in una possibile risorsa e di vivere il cambiamento come una possibilità di apprendimento.

Come aiutare un alunno in difficoltà
Il cancro e la famiglia
Quando qualcuno ci lascia -Lutto
La vita dopo un lutto - Vivere il dolore per ricominciare
Il lutto per una morte improvvisa, ma non violenta
Il lutto oncologico

Il Lutto Oncologico

Il bambino in lutto