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	<title>Positiva-Mente</title>
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	<description>Studio di Psicologia</description>
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	<title>Positiva-Mente</title>
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		<title>Il cancro e la famiglia: Un dolore condiviso</title>
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		<pubDate>Sun, 22 May 2016 11:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Anile]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il cancro è una parola, non una sentenza. (John Diamond) E’ da diversi anni che quando si parla di cancro e di rete di supporto in seguito alla diagnosi della malattia neoplastica viene inclusa nel progetto di aiuto non solo il paziente come diretto interessato, ma anche l’intero nucleo familiare. E’ ’ stato infatti dimostrato, [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class=" wp-image-1146 aligncenter" src="https://www.padovapsicologo.it/wp-content/uploads/2016/05/give-up-300x177.jpg" alt="give up" width="521" height="307" srcset="https://www.padovapsicologo.it/wp-content/uploads/2016/05/give-up-300x177.jpg 300w, https://www.padovapsicologo.it/wp-content/uploads/2016/05/give-up-768x452.jpg 768w, https://www.padovapsicologo.it/wp-content/uploads/2016/05/give-up-705x415.jpg 705w, https://www.padovapsicologo.it/wp-content/uploads/2016/05/give-up-450x265.jpg 450w, https://www.padovapsicologo.it/wp-content/uploads/2016/05/give-up.jpg 960w" sizes="(max-width: 521px) 100vw, 521px" /></p>
<p>Il cancro è una parola, non una sentenza.<br />
(John Diamond)</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">E’ da diversi anni che quando si parla di cancro e di rete di supporto in seguito alla diagnosi della malattia neoplastica viene inclusa nel progetto di aiuto non solo il paziente come diretto interessato, ma anche l’intero nucleo familiare. E’ ’ stato infatti dimostrato, che la malattia oncologica comporta un forte <em>distress</em> non solo per il paziente che direttamente subisce le cure, e tutto l’iter diagnostico, ma anche per la famiglia che si trova a dover fronteggiare la patologia, vissuta come improvvisa, incontrollabile e spaventosa. Il cancro irrompe nella quotidianità, frantumando spesso, quelle sicurezze costruite in una vita. Mette in evidenza la fragilità dei legami affettivi e la loro estemporaneità.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ospedalizzazione e il rischio di ricaduta spesso sono tra i <em>distress</em> maggiormente presenti, per non considerare poi problematiche pratiche legate all’onere della cura, che non dimeno divengono per il nucleo familiare uno stress aggiuntivo. A Tal proposito   alcuni studi avrebbero anche dimostrato in alcuni casi, la possibile insorgenza  di uno DPTS in seguito alla diagnosi di malattie oncologiche,  con sintomi presenti anche anni a seguire (Kazak e Barakat,1997).</p>
<p style="text-align: justify;">Lazarus e Folkaman nel loro modello sullo stress e strategie di  coping evidenziano come non sia tanto l’evento a se ad essere considerato stressante, quanto piuttosto l’inefficacia che la persona sperimenta nel non riuscire a far fronte all’esperienza negativa. I sintomi maggiormente presenti sembrerebbero essere collegati alla sfera ansiosa- depressiva con sintomatologia somatica, disturbi del sonno e in alcuni casi ritiro sociale. Inoltre, la comunicazione di una diagnosi di cancro su un figlio, non raramente potrebbe comportare delle <strong>difficoltà coniugali</strong>, spesso dovute allo shock della notizia, e al diverso modo di affrontare il dolore per  quanto  appreso. Tutto ciò può essere comprensibile e assolutamente risolvibile se la coppia, e in linea generale la famiglia,  si mostra coesa nel fronteggiare la malattia e i cambiamenti ad essa associati.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò naturalmente non è una cosa semplice e scontata, infatti, una comunicazione di questo tipo sconvolge ogni singolo membro   che probabilmente, tenderà a vivere il dolore in modo individualistico e solitario.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei casi di malattia oncologica, la sofferenza si presenta in modo continuativo e per lungo tempo, per tale motivo è ancora più importante che la famiglia abbia modo di vivere questa particolare fase del suo ciclo di vita nel modo più sano possibile, ponendosi come  luogo di protezione e consolazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Come può essere fatto questo:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>E’ <strong>importante informarsi bene su ciò che comporterà l’iter di cura</strong>. Le notizie incerte o dubbiose, possono solo aumentare il senso di ansia e di tensione che già normalmente si sperimenta.</li>
<li>E’ consigliabile che <strong>tutti i componenti della famiglia</strong> siano <strong>a conoscenza di ciò che sta accadendo</strong> ad uno dei suoi membri. Una cosa conosciuta, spiegata e chiarificata, fa meno paura di una cosa non detta.</li>
<li><strong>E’ fondamentale prendersi del tempo per vivere lo shock</strong> per ciò che è stato comunicato. E’ normale essere in preda alla disperazione. Il cancro fa paura, ma il cancro si cura. E’ importante sapere anche questo.</li>
<li><strong>Chiedere aiuto</strong> se ci si rende conto che da soli è troppo difficile. Questi momenti offrono la possibilità di scoprire delle risorse che spesso neanche noi sappiamo di avere. Dobbiamo solo imparare ad utilizzarle in modo efficace.</li>
<li><strong>Parlare </strong>in famiglia. Aprite le vostre paure, le vostre ansie, ma anche le vostre speranze. Nonostante l’evento stressante infatti, la famiglia è pur sempre un luogo di cura e di tenerezza in cui tutte le emozioni possono essere condivise e capite, anche quelle negative.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"> Anche se il paziente oncologico può apparire  a volte irritato dalle molteplici attenzioni che la famiglia offre, in quanto ciò <strong>può aumentare il suo modo di viversi come malato</strong>, in realtà alcuni studi hanno evidenziato quanto la famiglia e il ruolo che essa ricopre, possa essere di aiuto al paziente nel fronteggiare la patologia. Questo aiuto consisterebbe soprattutto in un migliore adattamento e accettazione della patologia, e ad un minore <em>distress emotivo </em>da parte del paziente.</p>
<p style="text-align: justify;">Una buona <strong>collaborazione e flessibilità tra i membri</strong> della famiglia possono aiutare il paziente a mantenere un ponte tra la stabilità data dal sistema famiglia e il cambiamento imposto dalla patologia. Tale flessibilità dovrà essere mostrata anche nel <strong>rispetto dei tempi e dei bisogni</strong> del proprio caro, se una cosa è fattibile per noi, non vuol dire che lo sia anche per l&#8217;altro. Il cancro cambia molte prospettive, cosi  anche la dimensione temporale assume un nuovo valore, del tutto intima e personale.  Il tempo potrà apparire infinito se si pensa alle cure che si dovranno affrontare, cosi come limitato se si pensa alla malattia, e a un suo possibile esordio negativo.</p>
<p style="text-align: justify;">La <b>patologia</b> ci mette davanti alle nostre <strong>fragilità e alla nostra limitatezza temporale</strong>, ma ricordiamoci che solo noi abbiamo il potere di trasformare un <strong>evento doloroso </strong>in una <strong>possibile risorsa e di vivere il cambiamento come una possibilità di apprendimento.</strong></p>
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		<title>La Depressione Post-Partum nella donna.</title>
		<link>https://www.padovapsicologo.it/la-depressione-post-partum-nella-donna/</link>
		<pubDate>Sun, 15 May 2016 14:37:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Anile]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Disturbi dell'Umore]]></category>
		<category><![CDATA[La Coppia]]></category>
		<category><![CDATA[La Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[depressione post partum]]></category>
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		<category><![CDATA[genitorialità e depressione]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class='avia-image-container  av-styling-   avia-align-center '  itemscope="itemscope" itemtype="https://schema.org/ImageObject"  ><div class='avia-image-container-inner'><img class='avia_image ' src='https://www.padovapsicologo.it/wp-content/uploads/2016/05/baby-216180_1280-845x684.jpg' alt='' title='baby-216180_1280'   itemprop="contentURL"  /></div></div>
<section class="av_textblock_section"  itemscope="itemscope" itemtype="https://schema.org/BlogPosting" itemprop="blogPost" ><div class='avia_textblock '   itemprop="text" ><p style="text-align: justify;">Il periodo della gravidanza è un momento molto delicato per la donna e in quanto tale, non immune da difficoltà e disagi di tipo psicologico. La gravidanza infatti, per i molteplici mutamenti che comporta sia sul piano biologico che psicologico può divenire causa prima di una sintomatologia depressiva e/o ansiosa da non sottovalutare.</p>
<p style="text-align: justify;"> Nel periodo di attesa si verificano cambiamenti nel mondo rappresentazionale materno che dovrà includere delle nuove rappresentazioni del sé, e una nuova rivisitazione delle proprie rappresentazioni mentali collegate alle prime esperienze di attaccamento direttamente vissute, che sembrano influire, in modo più o meno consistente, sull’ adattamento del futura mamma al nuovo ruolo genitoriale  (Priel e Besser, 2001; Ammaniti et al., 2002)</p>
<p style="text-align: justify;"> I primi sintomi di malessere possono rendersi evidenti già a partire dalle 3-4 settimane che seguono al parto.   E’ importante però non confondere tale sintomatologia con il più comune  <strong><em>Maternity blues</em> o anche <em>baby blues</em></strong>, un disagio emozionale che è particolarmente presente nelle donne in seguito al parto, e che consiste in una instabilità emotiva, correlata per lo più allo sbalzo del cambiamento ormonale. Solitamente fa la sua comparsa ad una settimana dal parto per durare al massimo fino le tre settimane successive.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella <em><strong>depressione post partum</strong></em> invece, tale <strong>sintomatologia</strong> è molto più <strong>ampliata</strong> e soprattutto più <strong>continuativa</strong> nel tempo, se non riconosciuta precocemente, può infatti essere presente anche anni dopo il parto ( Può presentarsi dal terzo mese ad un anno dopo il parto) comportando gravi conseguenze anche per la crescita sana del bambino.</p>
<p style="text-align: justify;">L’insorgenza di tale malessere diviene comprensibile se si pensa al grande cambiamento che la donna subisce nel vedere realmente il bambino che fino a qualche momento prima aveva solo immaginato e idealizzato. Con la presenza reale del bambino, la mamma viene a contatto, con le paure e le sensazioni di inadeguatezza che spesso si sperimentano in una situazione nuova come quella della maternità. Alcune mamme, possono avere difficoltà nel vedersi nel   ruolo materno,  sperimentando cosi <strong>emozioni contrastanti</strong>, e provando  difficoltà nell’ accettare ciò. Questa difficoltà   è spesso accompagnata ad un<strong> senso di vergogna</strong> che la donna sperimenta nel provare questi sentimenti  ambigui. Ciò, si potrebbe anche collegare allo stereotipo che la società affianca alla gravidanza, come momento   in cui le sole emozioni concesse, e comprensibili sono quelle di felicità. In realtà pur essendo presenti emozioni di gioia e allegria, ciò non toglie la possibilità che possano presentarsi anche emozioni meno piacevoli legati alla preoccupazione del cambiamento di vita in generale, e alla paura di non essere all’ altezza del compito che richiede comunque una gran dose di responsabilità.  Le neo mamme devono sapere che ciò è normale, che <strong>queste preoccupazioni sono   più che comprensibili</strong> e che non vi è alcun motivo di sentirsi in colpa per ciò che sentono.<strong>  L’idea della maternità come momento perfetto e di pura felicità è spesso “ un mito idealizzato”</strong> che raramente corrisponde alla realtà, che invece mette la donna, e tutto il sistema famiglia di fronte alla costruzione di un nuovo equilibrio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni momento complesso e delicato della vita può comportare lo sperimentare di sensazioni ambivalenti, e non per forza ciò è da considerarsi negativo, alcune volte anzi, momenti di cambiamento possono essere una occasione per conoscere meglio le proprie risorse e utilizzarle in modo efficace.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ogni emozione ha il suo significato</strong>, l’importante è comprendere <strong>quale significato questa assume</strong> per la persona che la prova, <strong>cosa origina tale sentimento</strong> e <strong>cosa si può fare per ridimensionare il malessere</strong> da esso originato.</p>
<p style="text-align: justify;">In linea generale   la <strong><em>depressione post partum</em></strong> si presenta con i seguenti sintomi:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>affaticamento</li>
<li>esaurimento/ disperazione</li>
<li>inappetenza</li>
<li> Disturbi del sonno ( insonnia o ipersonnia)</li>
<li>confusione</li>
<li>pianto inconsulto e apparentemente immotivato</li>
<li>disinteresse per il bambino</li>
<li>paura di far male al bambino o a se stessa ( sentirsi incapace nell’assunzione del nuovo ruolo)</li>
<li>eccessiva preoccupazione e stato di ansia</li>
<li>umore  tendenzialmente depresso</li>
</ul>
<p>La <em><strong>depressione post partum</strong></em> è una patologia curabile, è però <strong>fondamentale chiedere aiuto</strong> in modo tempestivo, al fine di ridurre al minimo i rischi per la donna  e il suo bambino, e in linea  generale per tutto il sistema famiglia, che come la neo mamma, si ritrova a vivere un cambiamento di grande rilevanza.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
</div></section>
<div class="flex_column av_one_fifth  flex_column_div av-zero-column-padding first  " style='border-radius:0px; '><span class="av_font_icon avia_animate_when_visible av-icon-style-border  av-no-color avia-icon-pos-left " style=""><a href='https://www.facebook.com/padovapsicologoit-2014166102141288/'  target="_blank"   class='av-icon-char' style='font-size:60px;line-height:60px;width:60px;' aria-hidden='true' data-av_icon='' data-av_iconfont='entypo-fontello' data-avia-icon-tooltip="&lt;br /&gt;
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		<title>L&#8217;infertilità nella coppia. Effetti psicologici sulla relazione</title>
		<link>https://www.padovapsicologo.it/linfertilita-nella-coppia/</link>
		<pubDate>Sun, 24 Apr 2016 12:37:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Anile]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class='avia-image-container  av-styling-   avia-align-center '  itemscope="itemscope" itemtype="https://schema.org/ImageObject"  ><div class='avia-image-container-inner'><img class='avia_image ' src='https://www.padovapsicologo.it/wp-content/uploads/2015/06/holding-hands-918990_1920-495x400.jpg' alt='' title=''   itemprop="contentURL"  /></div></div>
<section class="av_textblock_section"  itemscope="itemscope" itemtype="https://schema.org/BlogPosting" itemprop="blogPost" ><div class='avia_textblock '   itemprop="text" ><p style="text-align: justify;">Iniziamo con il dire che l’infertilità indica la difficoltà da parte di una coppia a procreare dopo un anno di rapporti non protetti e costanti (OMS,1994).</p>
<p style="text-align: justify;">E’ sempre più evidente come  tale difficoltà sia fonte di diversi <strong>problemi e conflitti</strong> più o meno esplicitati all&#8217;interno di una <strong>coppia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> Quest’ultima attraverserebbe infatti un periodo di <strong>grande stress</strong> accompagnato da sensazioni di <strong>ansia, frustrazione</strong> fino ad arrivare a quella che  <strong>Menning</strong> definisce come “crisi di vita”.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa crisi determinata dalla mancanza fisica del bambino porta la coppia a vivere un lutto profondo caricato da sensazioni contrastanti di tensione, depressione e vergogna. Questo lutto diviene complesso da elaborare,in quanto l’oggetto della sofferenza non è in realtà mai esistito. La coppia quindi dovrà elaborare più che la mancanza fisica del bambino, la progettualità mentale che aveva costruito nel pensarsi genitore.</p>
<p style="text-align: justify;">Si presenta quindi spesso un <strong>disinvestimento nel rapporto intimo</strong>, in cui l’uomo sembra avvertire una  maggiore difficoltà per quanto concerne la soddisfazione sessuale, mentre  la donna sembrerebbe provare  un più marcato disagio nella relazione coniugale  e una minore soddisfazione di vita derivante dal  contesto sociale (Monga M., Alexandrescu B., Katz SE, et al.,2004). La componente sessuale può essere investita negativamente da questa scoperta, riportando una <strong>minore frequenza</strong> e <strong>spontaneità</strong>  degli incontri intimi, cosi come <strong>disfunzioni sessuali momentanee</strong> (calo del desiderio, anorgasmia, disfunzione erettile ecc.ecc) (Capitanio e Curotto, 1993)</p>
<p style="text-align: justify;"> A livello relazionale nell’uomo vi sarebbe poi una minore condivisione dei vissuti di angoscia legati alla scoperta dell’infertilità, mentre una maggiore condivisione della componente emotiva sarebbe presente nelle donne.</p>
<p style="text-align: justify;"> La scoperta dell’infertilità richiede alla coppia  un &#8220;riaggiustamento&#8221;  delle proprie dinamiche relazionali, cosi come la <strong>ricostruzione di una nuova progettualità</strong> in cui si accetta la non fecondità della coppia,e/o si valuta la possibilità di intraprendere altri  percorsi al fine di realizzare il sogno della genitorialità.</p>
<p style="text-align: justify;">In queste situazioni è possibile che le <strong>dinamiche di colpevolizzazione</strong> siano molto evidenti, andando tal modo ad incidere notevolmente sul <strong>di stress </strong>già presente nella coppia  e, ad esacerbare quindi ancora di più dinamiche disfunzionali. E&#8217; importante cercare di <strong>limitare al massimo le svalutazioni nei confronti dell&#8217;altro</strong> partner, questo non aiuterà a ridurre la rabbia e il senso di frustrazione che comprensibilmente si prova, ma anzi renderà ancora più difficile la convivenza con il partner fino ad arrivare in alcuni casi alla separazione della coppia.    Per tale motivo è utile invece che la coppia, allontanando i pensieri negativi, vada a <strong>recuperare momenti di felicità</strong> e complicità per fare in modo che i ricordi positivi vadano ad incidere più possibile sulla fragilità emotiva e relazionale che la coppia sperimenta in questo momento di crisi, di  cambiamento, e nuove scelte.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che è importante sapere dunque, è che la diagnosi di infertilità comporta sempre disagi a livello psicologico sia che essi siano la causa o l’effetto della diagnosi, per tale motivo può essere utile essere accompagnati con un <em>counseling psicologico</em> adeguato nel percorso di diagnosi, sia questa definitiva o meno, al fine di <strong>garantire alla coppia più solidità possibile</strong> in un momento in cui, i diversi iter che si andranno ad intraprendere, richiederanno il supporto emotivo e affettivo di entrambi i partners.</p>
</div></section>
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		<title>Educare senza la violenza per apprendere con amore</title>
		<link>https://www.padovapsicologo.it/educare-senza-la-violenza-vuol-dire-apprendere/</link>
		<pubDate>Sat, 09 Apr 2016 22:05:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Anile]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La Coppia e La Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[La Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Supporto Genitoriale]]></category>
		<category><![CDATA[educare]]></category>
		<category><![CDATA[educare senza la violenza]]></category>
		<category><![CDATA[educazione e genitori]]></category>
		<category><![CDATA[funzioni genitoriali]]></category>
		<category><![CDATA[genitori]]></category>
		<category><![CDATA[genitori violenti]]></category>
		<category><![CDATA[supporto genitoriale]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<div class='avia-image-container  av-styling-   avia-align-center '  itemscope="itemscope" itemtype="https://schema.org/ImageObject"  ><div class='avia-image-container-inner'><img class='avia_image ' src='https://www.padovapsicologo.it/wp-content/uploads/2016/04/education-939190_960_720-495x400.jpg' alt='' title='education-939190_960_720'   itemprop="contentURL"  /></div></div>
<section class="av_textblock_section"  itemscope="itemscope" itemtype="https://schema.org/BlogPosting" itemprop="blogPost" ><div class='avia_textblock '   itemprop="text" ><p style="text-align: justify;"><em><strong>Educare senza la violenza</strong></em>. Alcuni genitori ritengono che utilizzare le mani  per educare il proprio figlio possa essere un valido strumento educativo. La sberla, la sculacciata, quindi verrebbe data, a detta di molti genitori,  per insegnare qualcosa al bambino, o perché a volte un comportamento rischioso messo in atto dal bimbo ha creato una forte paura nel genitore stesso.</p>
<p style="text-align: justify;"> In realtà però ciò che bisogna comprendere è che un bambino che viene educato utilizzando le mani non è capace di apprendere altro se non la violenza e l’umiliazione. Un bambino al quale viene dato una sberla davanti agli altri è solo un bambino umiliato e ferito. Ciò che <strong>noi stiamo insegnando</strong> indirettamente a nostro figlio è <strong>che quando non riusciamo ad avere qualcosa con le buone maniere, siamo autorizzati ad ottenerle con modalità meno adeguate</strong>. E’ vero che un ceffone non ha mai rovinato nessuno ( non parliamo infatti di maltrattamenti più seri e continuativi), eppure se chiediamo ad un bambino che cosa ha imparato da quel ceffone molti  risponderanno dicendo “nulla”. E’ bene quindi che un genitore sappia che se il ceffone è dato con lo scopo di insegnare, l’obiettivo non sarà raggiunto.  <strong>Una sculacciata,</strong> cosi come un ceffone, può  bloccare momentaneamente il comportamento negativo, tuttavia <strong>non porterà a una modifica a lungo termine del comportamento e ne l’ acquisizione di comportamenti più adeguati.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Avere un buon rapporto con il proprio figlio, essere aperti al dialogo,  all’ ascolto dei loro bisogni, valorizzando le  piccole conquiste quotidiane è il modo migliore per educarli.  Contrariamente, quando un genitore si impone in modo autoritario e aggressivo con il proprio figlio, non genera rispetto, ma terrore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La famiglia</strong> invece, dovrebbe essere il<strong> luogo più sicuro per il bambino</strong>, in cui crescere circondato da persone disponibili ad accompagnarlo lungo il  suo percorso di crescita. La famiglia, simbolicamente identificata con la casa, è il luogo dell’intimità e della costruzione della propria identità, della propria immagine, e della propria autostima. Il bambino ha quindi bisogno di un modello di adulto che gli rimandi l’idea di lui come persona degna di essere amata e valorizzata. Il fatto di essere  educato con la violenza fa crescere il bambino con l’idea di non essere degno di essere amato, arrivando a sviluppare nei casi più gravi (dovuti a maltrattamenti continuativi e prolungati) vissuti depressivi, di isolamento sociale, di ambivalenza e instabilità affettiva. Inoltre, nel momento in cui un bambino viene maltrattato deve affrontare un processo psicologico non semplice, quello cioè di tollerare il dolore fisico e psicologico  senza però allontanarsi psicologicamente dal genitore amato, che pur essendo la fonte primaria di contenimento e protezione, diviene in alcuni contesti, fonte di dolore e umiliazione (D’ambrosio,2000).</p>
<p style="text-align: justify;"> E’ comprensibile che fare il genitore sia  veramente complesso e molte volte forse, anche il sentirsi inadeguati nello svolgere il proprio ruolo può far mettere in atto comportamenti che invece di esaltare funzione genitoriale, la svalorizzano del tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Un piccolo modo per far si che in seguito ad un gesto negativo del bambino non ne segua uno istintivo del genitore, è quello di <strong>spiegare  anticipatamente al bambino</strong> quelle che saranno le conseguenze nel caso in cui lui non accolga quanto detto dal genitore. Ciò farà si che  il genitore non dovrà decidere la punizione in un momento in cui è particolarmente adirato, in quanto il tutto è stato già stabilito precedentemente. In tal modo si dimostrerà al bambino una gestione della rabbia diversa, non distruttiva ma funzionale.</p>
<p style="text-align: justify;"> E’ importante mantenere una <em>parent  education</em> coerente in quanto ciò  darà credibilità, agli occhi  dei bambini, alla  funzione genitoriale.  <strong>E’ importante esplicitare al bambino che comprendiamo la sua difficoltà</strong> nell’ accettare la regola (cosi lo faremo sentire compreso e ascoltato), ma contemporaneamente è ancora più importante rimandargli l’idea che su alcune cose non è in grado di decidere autonomamente  e dunque non può essere fatto diversamente.  Alcune volte i bambini vincono per sfinimento,<strong> è importante in quei casi che il genitore riesca a mantenere la sua assertività dimostrando la sua autorevolezza nel dare i giusti limiti.</strong></p>
</div></section>
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		<title>Quando qualcuno ci lascia &#8230;..</title>
		<link>https://www.padovapsicologo.it/qualcuno-ci-lascia/</link>
		<pubDate>Tue, 15 Mar 2016 20:31:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Anile]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Elaborazione del Lutto]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.padovapsicologo.it/qualcuno-ci-lascia/">Quando qualcuno ci lascia &#8230;..</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.padovapsicologo.it">Positiva-Mente</a>.</p>
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<section class="av_textblock_section"  itemscope="itemscope" itemtype="https://schema.org/BlogPosting" itemprop="blogPost" ><div class='avia_textblock '   itemprop="text" ><h2 style="text-align: justify;"></h2>
<h1 style="text-align: justify;"></h1>
<h1 style="text-align: justify;"></h1>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>lutto</strong> è un evento naturale della vita, <strong><em>quando qualcuno ci lascia</em></strong> il distacco dalla persona perduta ci porta a  vivere un momento, più o meno prolungato, di grande sofferenza.</p>
<p style="text-align: justify;">La perdita di un caro  porta ognuno di noi a fare i conti con un’assenza perenne, con un vuoto incolmabile. Vuoto che, se non esplorato, può ampliare il senso di solitudine che si avverte a causa del lutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Sigmund Freud, importante psicoanalista, parlando del lutto diceva che <strong><em>“ il lutto è un lavoro difficile e  lento che comporta un graduale abbandono della persona amata”.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">In letteratura si è  scritto molto per ciò che concerne l&#8217;elaborazione del lutto che ,si sa, mette la persona davanti ad un grande momento di destabilizzazione. Naturalmente l’esperienza della perdita è una cosa molto intima e personale, cosi come  il dolore e il persistere di questo, che dipenderanno da molteplici varianti, quali il sesso della persona deceduta, l’età, la tipologia di morte, il tipo di legame.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle  pagine successive  mi soffermerò in modo specifico sul <strong><a href="https://www.padovapsicologo.it/elaborazione-del-lutto-3/lutto-oncolgico/" target="_blank">lutto oncologico</a></strong> e sul lutto avvenuto in seguito a <strong><a href="https://www.padovapsicologo.it/elaborazione-del-lutto-3/lutto-diversa-patologia/" target="_blank">morte naturale improvvisa</a>. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8216;</p>
</div></section></p></div>
</div></div></div><!-- close content main div --></div></div><div id='after_section_1' class='main_color av_default_container_wrap container_wrap sidebar_right'   ><div class='container' ><div class='template-page content  av-content-small alpha units'><div class='post-entry post-entry-type-page post-entry-899'><div class='entry-content-wrapper clearfix'>
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		<title>La vita dopo un lutto. Vivere il dolore per ricominciare</title>
		<link>https://www.padovapsicologo.it/la-vita-un-lutto-vivere-dolore-ricominciare/</link>
		<pubDate>Sat, 12 Mar 2016 20:06:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Anile]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Elaborazione del Lutto]]></category>
		<category><![CDATA[Lutto per Diversa Patologia]]></category>
		<category><![CDATA[dolore dopo una perdita]]></category>
		<category><![CDATA[elaborazione del lutto]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[perdita]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.padovapsicologo.it/la-vita-un-lutto-vivere-dolore-ricominciare/">La vita dopo un lutto. Vivere il dolore per ricominciare</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.padovapsicologo.it">Positiva-Mente</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[</div></div></div><!-- close content main div --></div></div><div id='av_section_2' class='avia-section main_color avia-section-default avia-no-shadow avia-bg-style-scroll  container_wrap sidebar_right'   ><div class='container' ><div class='template-page content  av-content-small alpha units'><div class='post-entry post-entry-type-page post-entry-899'><div class='entry-content-wrapper clearfix'>
<div class='avia-image-container  av-styling-   avia-align-center '  itemscope="itemscope" itemtype="https://schema.org/ImageObject"  ><div class='avia-image-container-inner'><img class='avia_image ' src='https://www.padovapsicologo.it/wp-content/uploads/2016/03/sky-690293_1920-845x321.jpg' alt='' title=''   itemprop="contentURL"  /></div></div>
<div style='padding-bottom:10px;' class='av-special-heading av-special-heading-h2    '><h2 class='av-special-heading-tag'  itemprop="headline"  > La vita dopo un lutto. Vivere il dolore per ricominciare.</h2><div class='special-heading-border'><div class='special-heading-inner-border' ></div></div></div>
<section class="av_textblock_section"  itemscope="itemscope" itemtype="https://schema.org/BlogPosting" itemprop="blogPost" ><div class='avia_textblock '   itemprop="text" ><p>L&#8217;essere umano è fatto per sopportare difficoltà, dolori e   imprevisti. La morte però è un imprevisto perenne. E’ un dolore che accompagna la persona per tanto tempo, se non per sempre.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questo <em>&#8220;per sempre&#8221;</em> però  non  deve spaventare. </strong>Non è questo che non ci permetterà di essere di nuovo felici; non è il ricordo della persona cara sempre presente che non ci permetterà di andare avanti e di ricominciare a vivere una nuova serenità anzi&#8230; un ostacolo a tutto questo, però, può diventare la paura di affrontare il dolore, di viverlo pienamente, di piangere la persona amata. Alcune volte  questo è cosi forte, cosi persistente e continuo che si fa di tutto per allontanarlo. Ci si riempie la giornata, per non pensare, per <strong>non sentire il vuoto</strong>, per riempirlo, eppure, poi arriva un momento in cui quel vuoto ricompare, è di nuovo presente, ed è dove lo avevamo lasciato, e allora forse capiamo che per andare avanti non possiamo non pensare il nostro dolore, ma contrariamente, dobbiamo  sentirlo, dobbiamo destreggiarlo, <strong>dobbiamo accettarlo</strong>, <strong>senza alcuna paura</strong>. Solo cosi potremo provare a vivere una vita in cui <strong>il dolore, pur accompagnandoci, non ci sovrasti</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il lutto, come già accennato precedentemente, è un processo del tutto personale. Non vi è quindi un modo più o meno giusto di viverlo.  A volte però accade che all’interno di un <strong>sistema familiare sofferente</strong>, si riscontri più difficoltà a  manifestare il proprio dolore, soprattutto quando si pensa che gli altri  membri abbiano trovato un modo per andare avanti e, quindi,  ci si percepisce  “l’ultimo della fila” “quello che più di altri, ha difficoltà a ritrovare una nuova progettualità”.<strong> Questa percezione  rischia di farci permanere nell’idea che nulla potrà ormai cambiare</strong>, che cosi come la perdita è un evento irreversibile, cosi lo sarà anche il nostro dolore. Tale pensiero, può essere vero per metà. Infatti,  la morte  è certamente uno dei pochi eventi immutabili, ma il dolore che la caratterizza può non esserlo.  Questo ha la capacità  di accompagnarci per tanto tempo, di divenire il nostro più odiato nemico, ma nel contempo, il nostro più intimo amico, in quanto  permette di svegliarsi da quel torpore emotivo  tipico, che le persone in lutto riferiscono di provare, in modo particolare nei mesi successivi alla perdita.</p>
<p style="text-align: justify;"> Altre volte invece, la difficoltà di esprimere le proprie emozioni è dovuta al fatto che il sistema familiare appare già talmente fragile e destabilizzato  dal lutto, che <strong>la paura di creare ulteriore dolore</strong> blocca qualunque desiderio di condivisione e apertura. In entrambi i casi,   accade che  ci si senta soli di fronte ad una sofferenza che appare immane e ingestibile. Proprio per tale motivo può essere necessario cercare qualcuno con cui ci si possa sentire completamente liberi di essere se stessi, di parlare del proprio caro, delle emozioni suscitate da ricordi passati e perché no, anche di piangere o ridere pensando a qualcosa che ci ricordi chi non c’è più.   Questo qualcuno può essere un amico, una persona con la quale ci si sente capiti, oppure un professionista. L’importante è che si riesca a condividere pienamente con questa persona  la sofferenza provata, senza il timore di essere di peso o di creare ulteriore dolore in chi ascolta. <strong>E’ importante fare questo passo</strong>, anche se può non essere semplice,  in quanto richiede un lasciarsi andare e  un <strong>offrire all’ altro la parte più fragile di sé</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Venendo a contatto con il dolore, ascoltandolo e vivendolo,  sarà possibile  riprendere in mano la propria vita  rivestita di <strong>un nuovo significato</strong>.</p>
<p>Se ti ritrovi in quello che hai letto e pensi di aver bisogno di aiuto, <em><strong><a href="https://www.padovapsicologo.it/contatti/">contattami</a></strong></em>.</p>
</div></section>
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			</item>
		<item>
		<title>Il Lutto per una Morte Improvvisa ma non Violenta</title>
		<link>https://www.padovapsicologo.it/lutto-morte-improvvisa-non-violenta/</link>
		<pubDate>Wed, 09 Mar 2016 16:56:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Anile]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lutto per Diversa Patologia]]></category>
		<category><![CDATA[anticipatory grief]]></category>
		<category><![CDATA[dolore anticipatorio]]></category>
		<category><![CDATA[forte shock]]></category>
		<category><![CDATA[lutto oncologico]]></category>
		<category><![CDATA[morte improvvisa]]></category>
		<category><![CDATA[morte non violenta]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://www.padovapsicologo.it/?p=790</guid>
		<description><![CDATA[<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.padovapsicologo.it/lutto-morte-improvvisa-non-violenta/">Il Lutto per una Morte Improvvisa ma non Violenta</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.padovapsicologo.it">Positiva-Mente</a>.</p>
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<section class="av_textblock_section"  itemscope="itemscope" itemtype="https://schema.org/BlogPosting" itemprop="blogPost" ><div class='avia_textblock '   itemprop="text" ><p style="text-align: justify;"><strong>Il lutto per una morte improvvisa ma non violenta</strong>, come quella che può essere una morte per<strong> infarto, aneurisma,  ictus</strong> ecc.ecc, è un lutto particolare in quanto non può essere identificata come una morte traumatica perchè non vi è la violenza con la quale la morte è sopraggiunta, ma rimane comunque  presente la caratteristica dell&#8217; <strong>improvvisatezza</strong> con la quale invece si è presentata. Inoltre la perdita è avvenuta in seguito ad un problema di salute e quindi a causa di una patologia, ma a differenza di malattie a lungo termine come possono essere le malattie oncologiche, manca quello che viene definito &#8220;<strong><em>anticipatory grief&#8221; </em></strong>(<em><strong>&#8220;dolore anticipatorio&#8221;</strong></em> vedi <strong><span style="text-decoration: underline;"><em><a href="https://www.padovapsicologo.it/il-lutto-oncologico/">lutto oncologico</a></em></span></strong>) che contribuirebbe a una elaborazione più funzionale del lutto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nei casi di un lutto per una morte improvvisa</strong> i parenti si trovano a vivere delle emozioni di <strong>profonda incredulità;</strong> alcune volte, per altro, i familiari sono completamente inconsapevoli delle criticità di salute del defunto (e spesso anche quest&#8217;ultimo lo era) e tutto ciò può contribuire ad amplificare il senso di impotenza e di shock, una volta appresa la notizia.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi casi in cui la morte non è &#8220;attesa o annunciata&#8221; per la famiglia potrebbero aggiungersi delle difficoltà, oltre che emotive anche di tipo pratico. Nei casi di forte shock diviene infatti difficile portare avanti compiti che richiedono una determinata continuità. Il forte dolore, specie nei momenti successivi all&#8217;accaduto, spesso prende la maggior parte  delle energie della persona, che si ritrova  a dover gestire una nuova realtà avvertendo però una momentanea difficoltà nel farlo. In tali momenti <strong>è necessario avere la forza  di chiedere aiuto</strong>. Questo può sembrare scontato ma non lo è. Molte persone in lutto hanno difficoltà nel  farlo perchè temono che la loro tristezza e il loro dolore possa essere di peso agli altri. E&#8217; importante invece, uscire da tale visione e <strong>concedersi l&#8217;opportunità e il diritto di  poter essere aiutati.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In seguito al lutto si potranno avere <strong>reazioni di diverso tipo</strong> a livello emotivo, cognitivo e comportamentale. E&#8217; probabile che venga avvertita  una forte stanchezza, difficoltà di concentrazione e di memoria, inappetenza, disturbi somatici.  A livello comportamentale potreste avere difficoltà nel condividere del tempo con altri, aggressività o rabbia (a volte anche ingiustificata), disinteresse per tutto ciò che prima era fonte di soddisfazione, difficoltà nei luoghi di lavoro ecc. ecc. Queste potrebbero essere alcune delle normali e comprensibili reazioni al lutto. L<strong>a mente</strong>, cosi come il corpo, <strong>ha bisogno di tempo per riacquisire e riutilizzare le proprie risorse in modo produttivo</strong>. Ciò che è fondamentale pensare è che emozioni cosi forti non saranno avvertite sempre con tale intensità, e che anche le emozioni negative possono modificarsi nel tempo, lasciando spazio alla speranza di una nuova serenità. E&#8217; normale che ciò richieda tempo e pazienza. Per alcuni questo tempo sarà più lungo, mentre per altri lo sarà di meno. Sarebbe troppo limitante, parlare  di tempi stabiliti e uguali per tutti . Ogni persona ha il suo tempo. Ed è nostro dovere rispettarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale visione vede il <strong>lutto come un percorso intimo</strong> che consiste nel far si che le memorie del passato rimangano ben salde dentro ma che nel contempo  lascino spazio  e diano possibilità di creare nuove esperienze e nuove memorie.</p>
</div></section></p>
</div></div><div class="flex_cell no_margin av_one_fifth   " style='vertical-align:top; padding:30px; '><div class='flex_cell_inner' ></div></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Separati ma pur sempre genitori. Possibili reazioni alla separazione genitoriale</title>
		<link>https://www.padovapsicologo.it/separati-pur-sempre-genitori-possibili-reazioni-alla-separazione-genitoriale/</link>
		<pubDate>Tue, 08 Mar 2016 19:20:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Anile]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[La Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[BAMBINO E DIVORZIO]]></category>
		<category><![CDATA[REAZIONI ALLA SEPARAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[REAZIONI DEI BAMBINI ALLA SEPARAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[SEPARAZIONE E DIVORZIO]]></category>
		<category><![CDATA[SEPARAZIONE GENITORIALE]]></category>

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<div class="flex_cell no_margin av_two_third   " style='vertical-align:top; padding:30px; '><div class='flex_cell_inner' ><p><div class='avia-image-container  av-styling-   avia-align-center '  itemscope="itemscope" itemtype="https://schema.org/ImageObject"  ><div class='avia-image-container-inner'><img class='avia_image ' src='https://www.padovapsicologo.it/wp-content/uploads/2016/03/divorce-156444_1280-300x214.png' alt='' title='divorce-156444_1280'   itemprop="contentURL"  /></div></div><br />
<section class="av_textblock_section"  itemscope="itemscope" itemtype="https://schema.org/BlogPosting" itemprop="blogPost" ><div class='avia_textblock '   itemprop="text" ><p style="text-align: center;"><strong>SEPARATI MA PUR SEMPRE GENITORI. POSSIBILI  REAZIONI ALLA SEPARAZIONE GENITORIALE</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni studiosi (Hetheringthon et al.,1990) nel <strong>valutare le conseguenze che la separazione genitoriale ha sui bambini</strong> hanno preso in considerazione delle variabili quali le caratteristiche del bambino, le caratteristiche della famiglia e i fattori esterni al nucleo familiare stesso. E&#8217; noto ad esempio che <strong>bambini e bambine reagiscono in modo differente</strong> alla separazione. Nei bambini  si possono presentare maggiormente problemi comportamentali che potrebbero mantenersi anche nei tre anni successivi, mentre nella bambine sembrerebbe manifestarsi una sintomatologia ansiosa/depressiva  che tenderebbe a diminuire nei due anni a seguire. Tale sintomatologia deve essere considerata una normale reazione, che può manifestarsi con disinteresse nel giocare, scarso rendimento scolastico, tristezza e apatia, accompagnati da pianto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bambino in questa fase iniziale della separazione può anche fantasticare su una futura riappacificazione dei genitori e fare di tutto affinchè ciò possa verificarsi (Ferraris.,2008).</p>
<p style="text-align: justify;">In modo generale possiamo dire che <strong>bambini con età fino ai 5</strong> <strong>anni</strong> <strong>mostrano il loro disagio</strong> attraverso <strong>comportamenti regressivi</strong> a cui si accompagna anche il disturbo del sonno spesso presente perchè il bambino teme l&#8217;abbandono dei genitori. Nella fase successiva <strong>dai 6 ai 10 anni </strong>riscontriamo due momenti, uno in cui si manifestano principalmente sospiri  e singhiozzi accompagnati dalla tristezza di non vedere più il genitore andato via di casa, e un momento successivo in cui prevale un grande sentimento di rabbia verso la figura genitoriale che è considerata colpevole della separazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna sapere inoltre, che <strong>gli effetti che la separazione ha</strong> sui bambini <strong>può</strong> anche <strong>dipendere</strong> <strong>dal modo in cui questa viene loro comunicata.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come per ogni evento che coinvolge il nucleo familiare, anche nel caso della separazione è importante <strong>informare il bambino</strong> su ciò che sta accadendo, e farlo <strong>con parole molto chiare e comprensibili</strong>. Il bambino deve essere informato sui cambiamenti a cui andrà incontro, ma nel contempo  rassicurato  nel fatto che tali modificazioni non comporteranno allontanamenti ingiustificati dalla figura genitoriale non affidataria. Nonostante le differenze che caratterizzano ogni bambino, la scelta migliore sarebbe che <strong>entrambi i genitori</strong> fossero <strong>presenti</strong> <strong>nel comunicare</strong> al bambino <strong>la decisione</strong> di separarsi. Ciò permette al bambino di sentirsi amato indistintamente dai due genitori, e la sua paura di essere abbandonato da uno dei due viene contenuta. <strong>L&#8217;elemento più importante</strong> della comunicazione <strong>è l&#8217;amore</strong>. Al bambino deve essere spiegato che i genitori si sono amati nel momento in cui è stato messo al mondo e che <strong>nonostante la separazione, l&#8217;amore nei suoi confronti non avrà mai fine</strong>. In tal modo il bambino percepirà anche come meno traumatica la separazione fisica.  Nonostante la complessità di tale momento del ciclo di vita familiare si è visto che con le dovute accortezze, la maggior parte dei  bambini riescono ad accettare la separazione genitoriale in modo positivo, mentre altri continuano a sperimentare disagi e a svilupparne altri, anche dopo il periodo centrale di crisi. In tal caso sarebbe opportuno che i <strong>genitori ponessero attenzione</strong> a comportamenti da loro ritenuti &#8221; anomali&#8221;  e nel caso chiedessero aiuto ad un professionista per essere supportati nello svolgere al meglio la loro funzione genitoriale. Concludiamo con il dire che <strong>ad essere traumatico</strong> <strong>non quindi è la separazione in se quanto  l&#8217;allontanamento dal ruolo genitoriale che il bambino avverte o teme.</strong></p>
<p>Bibliografia</p>
<ul>
<li>Hetherington  E. et al.(1990) The impact of divorce on life span Development: Short and long term effects.</li>
<li>Oliverio Ferraris A (2008).  Non solo amore. I bisogni psicologici dei bambini. Milano. Giunti Ed.</li>
</ul>
</div></section></p>
</div></div><div class="flex_cell no_margin av_one_third   " style='vertical-align:top; padding:30px; '><div class='flex_cell_inner' ></div></div>
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		<item>
		<title>Il Lutto Oncologico</title>
		<link>https://www.padovapsicologo.it/il-lutto-oncologico/</link>
		<pubDate>Mon, 07 Mar 2016 20:15:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Anile]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lutto Oncologico]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<section class="av_textblock_section"  itemscope="itemscope" itemtype="https://schema.org/BlogPosting" itemprop="blogPost" ><div class='avia_textblock '   itemprop="text" ><h2 style="text-align: center;"> IL LUTTO ONCOLOGICO</h2>
<h6></h6>
<h6><img class=" wp-image-761 aligncenter" src="https://www.padovapsicologo.it/wp-content/uploads/2016/03/bench-185234_1920-300x225.jpg" alt="bench-185234_1920" width="504" height="378" srcset="https://www.padovapsicologo.it/wp-content/uploads/2016/03/bench-185234_1920-300x225.jpg 300w, https://www.padovapsicologo.it/wp-content/uploads/2016/03/bench-185234_1920-768x576.jpg 768w, https://www.padovapsicologo.it/wp-content/uploads/2016/03/bench-185234_1920-1030x773.jpg 1030w, https://www.padovapsicologo.it/wp-content/uploads/2016/03/bench-185234_1920-1500x1125.jpg 1500w, https://www.padovapsicologo.it/wp-content/uploads/2016/03/bench-185234_1920-705x529.jpg 705w, https://www.padovapsicologo.it/wp-content/uploads/2016/03/bench-185234_1920-450x338.jpg 450w" sizes="(max-width: 504px) 100vw, 504px" /></h6>
<hr />
<p style="text-align: justify;">La morte di una persona cara in seguito ad una lunga malattia lascia la famiglia in  un profondo dolore, iniziato spesso ancor prima che la reale morte sopraggiungesse. Ciò che accade quando ci si ammala  di cancro è che non solo la persona interessata sprofonda in un<strong> profondo shock,</strong> ma anche l’ intero nucleo familiare.   Questo si verifica spesso, principalmente per due motivi: il primo è che spesso alla parola cancro viene associata automaticamente l’idea di morte, e la seconda è che le cure proposte spesso, divengono molto lunghe e  invasive, causando <strong>cambiamenti fisici e psicologici</strong> difficili da elaborare. Subito dopo la fase dello shock, causato dalla diagnosi della patologia, sopraggiunge quella della negazione, in cui sia il paziente che la famiglia riscontrano <strong>difficoltà nell’accettazione della diagnosi</strong>, negandola e rifiutandola (“non è possibile”),  valutando piuttosto  reale la possibilità di un errore medico. <strong>Anche questa fase è normale</strong>. La mente umana, infatti, ha bisogno di tempo per adattarsi a situazioni difficili, ha bisogno di tempo per capire che può farcela,  che almeno può provare a combattere.</p>
<p style="text-align: justify;">In seguito a questo momento di destabilizzazione, la persona solitamente arriva ad una fase di accettazione  in cui <strong>inizia a pensare alla malattia</strong> e alle possibili cure in modo più realistico.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei casi più estremi, quando cioè viene comunicata una diagnosi infausta e terminale, troviamo in letteratura quello che viene definito <strong>“</strong><em><b>anticipatory grief”</b> o lutto anticipatorio, </em>così identificato in quanto  anticiperebbe nella mente della persona cara l’idea della perdita, ancor prima che la morte sopraggiunga <em> (Marminagolis, Kutscher,Marcus, Raether, pino, Seeland &amp; Cherico: 1988; Zilberfein: 1999).</em></p>
<p style="text-align: justify;">Tale processo, secondo alcuni studi<em> (Goldberg: 1973; Rando,1986)</em> permetterebbe ai familiari di vivere la morte del proprio amato in modo meno traumatico, rispetto invece ad una morte, che seppur naturale, si presenterebbe in modo improvviso (infarto, ictus, aneurisma).</p>
<p style="text-align: justify;">Questo <strong>consentirebbe un graduale distacco emotivo</strong>   che aiuterebbe poi il familiare, nella fase successiva di elaborazione del lutto <em>(Kramer,1996). </em>E’comunque importante, se non necessario, ricordare che se per il parente di un malato terminale non vi è lo shock della morte improvvisa,  può essere comunque presente il  <strong>ricordo traumatico del vissuto  emotivo precedente la morte</strong>, spesso  contornato dalla sofferenza fisica e psicologica della  persona malata.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, vivere la morte di una persona cara a causa di una malattia oncologica lascia delle profonde ferite nei familiari. La malattia alcune volte è talmente aggressiva da comportare anche mutazioni fisiche della persona cara che rimangono poi impresse nel ricordo del familiare per lungo tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Se da una parte infatti, la malattia rende la morte più motivata per le persone che rimangono, dall&#8217;altro lato  è spesso causa di emozioni negative legate al <strong>senso di ingiustizia e di impotenza</strong> nel non essere riusciti a salvare la persona amata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Queste emozioni</strong> insieme ad altre tipiche del processo di lutto, <strong>possono rendere  più difficile la separazione</strong> definitiva dal proprio caro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E&#8217; importante</strong> quindi pensare di <strong>chiedere aiuto</strong> qualora ci si dovesse rendere conto di averne bisogno.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Per Contattarmi <em><a href="https://www.padovapsicologo.it/contatti/" target="_blank">clicca qui</a></em></h3>
</div></section>
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		<title>Il Bambino in lutto. Perchè bisogna parlargli</title>
		<link>https://www.padovapsicologo.it/bambino-lutto-perche-bisogna-parlargli/</link>
		<pubDate>Sun, 06 Mar 2016 20:31:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Cristina Anile]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Elaborazione del Lutto]]></category>
		<category><![CDATA[Bambini]]></category>
		<category><![CDATA[bambino e morte]]></category>
		<category><![CDATA[lutto]]></category>
		<category><![CDATA[morte di un genitore]]></category>
		<category><![CDATA[perdita di un genitore]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<section class="av_textblock_section"  itemscope="itemscope" itemtype="https://schema.org/BlogPosting" itemprop="blogPost" ><div class='avia_textblock '   itemprop="text" ><h2 style="text-align: center;"><strong>IL BAMBINO IN LUTTO. PERCHE&#8217; BISOGNA  PARLARGLI </strong></h2>
<p><img class=" wp-image-754 aligncenter" src="https://www.padovapsicologo.it/wp-content/uploads/2016/03/miss-861842_1920-300x199.jpg" alt="miss-861842_1920" width="465" height="308" srcset="https://www.padovapsicologo.it/wp-content/uploads/2016/03/miss-861842_1920-300x199.jpg 300w, https://www.padovapsicologo.it/wp-content/uploads/2016/03/miss-861842_1920-768x510.jpg 768w, https://www.padovapsicologo.it/wp-content/uploads/2016/03/miss-861842_1920-1030x685.jpg 1030w, https://www.padovapsicologo.it/wp-content/uploads/2016/03/miss-861842_1920-1500x997.jpg 1500w, https://www.padovapsicologo.it/wp-content/uploads/2016/03/miss-861842_1920-705x469.jpg 705w, https://www.padovapsicologo.it/wp-content/uploads/2016/03/miss-861842_1920-450x299.jpg 450w" sizes="(max-width: 465px) 100vw, 465px" /></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">Quando all’ interno di un sistema familiare si verifica una perdita l’intera  famiglia ne viene sconvolta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni membro dovrà impegnarsi ad utilizzare al meglio le proprie risorse  per cercare di affrontare il grande dolore che porta dentro. Gli adulti solitamente, trovano conforto nell’esprimere le proprie emozioni,  e nel condividere il proprio dolore raccontando  della persona morta, parlandone come se fosse ancora in vita. Non capita raramente per esempio, che spesso a poco tempo dalla morte si vadano a ripescare foto di momenti trascorsi insieme, condividendo con gli altri le emozioni suscitateci dalla memoria del passato. Queste modalità che possono, essere per alcuni, più che per altri funzionali, sono <strong>difficilmente riscontrabili nei bambini,</strong>  i quali a volte si trovano a dover “piangere” una persona cara senza che qualcuno si preoccupi di informarli in modo veritiero dell’accaduto.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti spesso <strong>la prima reazione dei familiari</strong> quando avviene un lutto in famiglia <strong>è quella di proteggere il bambino dal “ trauma della morte”</strong>  parlandogli con mezze verità, o raccontandogli storie a carattere fantasioso. E’ normale che tale atteggiamento venga messo in atto in un’ottica totalmente affettiva da parte del familiare, che per primo ha difficoltà ad accettare l&#8217;accaduto, <strong>ma quanto un simile atteggiamento può in realtà aiutare il bambino nell’elaborazione della perdita?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Diverse ricerche in letteratura hanno confermato che è essenziale coinvolgere il bambino in tutti i rituali funebri <strong>spiegandogli chiaramente cosa sta succedendo e perché sta accadendo</strong>. <strong>Ricordiamoci che quello  che  incute più ansia in noi  è  ciò che ci è sconosciuto, ciò che non ci viene spiegato e che in tal modo diviene impensabile. </strong>E’ importante quindi <strong>rendere il bambino partecipe</strong>, spiegandogli in modo semplice, ma chiaro ciò che è successo.</p>
<p style="text-align: justify;">Se per esempio la persona deceduta <strong>è una delle figure genitoriali</strong>  è fondamentale dire ciò che è successo. Non facendolo, si potrebbe correre il rischio di far lavorare la fantasia del bambino verso <strong>situazioni immaginarie</strong> che potrebbero risultare ancora <strong>più dolorose e crudeli della realtà</strong>. Ancor peggio, dire al bambino che il papà è partito per un lungo viaggio, porterebbe il bambino a sviluppare  un senso di abbandono   verso la figura genitoriale, che verrebbe investita di sentimenti negativi<strong>. Bisogna invece dare al bambino l’opportunità di piangere il proprio genitore e di provare tristezza per questa perdita</strong>. E’ necessario  quindi, accompagnarlo verso l’accettazione della perdita, mostrandogli noi per primi un&#8217;autenticità dei sentimenti che in quel momento stiamo vivendo.</p>
<p style="text-align: justify;">La famiglia avrà un ruolo rilevante in tale circostanza perché dovrà aiutare il bambino a <strong>esternare le sue emozioni</strong>, in modo particolare quelle che risultano più sconosciute al piccolo e che quindi lui stesso avrà difficoltà a gestire e a verbalizzare.  Tra le più comuni emozioni ricordiamo ad esempio,  <strong>la rabbia</strong> per ciò che è accaduto, <strong>la tristezza</strong> per la perdita subita, e <strong>la paura</strong> che ciò possa verificarsi nuovamente anche con l&#8217;altra figura genitoriale.</p>
</div></section>
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