La vita dopo un lutto. Vivere il dolore per ricominciare.

L’essere umano è fatto per sopportare difficoltà, dolori e   imprevisti. La morte però è un imprevisto perenne. E’ un dolore che accompagna la persona per tanto tempo, se non per sempre.

Questo “per sempre” però  non  deve spaventare. Non è questo che non ci permetterà di essere di nuovo felici; non è il ricordo della persona cara sempre presente che non ci permetterà di andare avanti e di ricominciare a vivere una nuova serenità anzi… un ostacolo a tutto questo, però, può diventare la paura di affrontare il dolore, di viverlo pienamente, di piangere la persona amata. Alcune volte  questo è cosi forte, cosi persistente e continuo che si fa di tutto per allontanarlo. Ci si riempie la giornata, per non pensare, per non sentire il vuoto, per riempirlo, eppure, poi arriva un momento in cui quel vuoto ricompare, è di nuovo presente, ed è dove lo avevamo lasciato, e allora forse capiamo che per andare avanti non possiamo non pensare il nostro dolore, ma contrariamente, dobbiamo  sentirlo, dobbiamo destreggiarlo, dobbiamo accettarlo, senza alcuna paura. Solo cosi potremo provare a vivere una vita in cui il dolore, pur accompagnandoci, non ci sovrasti.

Il lutto, come già accennato precedentemente, è un processo del tutto personale. Non vi è quindi un modo più o meno giusto di viverlo.  A volte però accade che all’interno di un sistema familiare sofferente, si riscontri più difficoltà a  manifestare il proprio dolore, soprattutto quando si pensa che gli altri  membri abbiano trovato un modo per andare avanti e, quindi,  ci si percepisce  “l’ultimo della fila” “quello che più di altri, ha difficoltà a ritrovare una nuova progettualità”. Questa percezione  rischia di farci permanere nell’idea che nulla potrà ormai cambiare, che cosi come la perdita è un evento irreversibile, cosi lo sarà anche il nostro dolore. Tale pensiero, può essere vero per metà. Infatti,  la morte  è certamente uno dei pochi eventi immutabili, ma il dolore che la caratterizza può non esserlo.  Questo ha la capacità  di accompagnarci per tanto tempo, di divenire il nostro più odiato nemico, ma nel contempo, il nostro più intimo amico, in quanto  permette di svegliarsi da quel torpore emotivo  tipico, che le persone in lutto riferiscono di provare, in modo particolare nei mesi successivi alla perdita.

 Altre volte invece, la difficoltà di esprimere le proprie emozioni è dovuta al fatto che il sistema familiare appare già talmente fragile e destabilizzato  dal lutto, che la paura di creare ulteriore dolore blocca qualunque desiderio di condivisione e apertura. In entrambi i casi,   accade che  ci si senta soli di fronte ad una sofferenza che appare immane e ingestibile. Proprio per tale motivo può essere necessario cercare qualcuno con cui ci si possa sentire completamente liberi di essere se stessi, di parlare del proprio caro, delle emozioni suscitate da ricordi passati e perché no, anche di piangere o ridere pensando a qualcosa che ci ricordi chi non c’è più.   Questo qualcuno può essere un amico, una persona con la quale ci si sente capiti, oppure un professionista. L’importante è che si riesca a condividere pienamente con questa persona  la sofferenza provata, senza il timore di essere di peso o di creare ulteriore dolore in chi ascolta. E’ importante fare questo passo, anche se può non essere semplice,  in quanto richiede un lasciarsi andare e  un offrire all’ altro la parte più fragile di sé.

Venendo a contatto con il dolore, ascoltandolo e vivendolo,  sarà possibile  riprendere in mano la propria vita  rivestita di un nuovo significato.

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