Elaborazione del Lutto

Domande sull’ Elaborazione del Lutto

Quali sono i sintomi/ comportamenti più comuni nella persona in lutto?

Il lutto è un evento fortemente destabilizzante, soprattutto se si verifica in modo violento e drammatico.

Il percorso di elaborazione del lutto e di accettazione può presentarsi in modo molto personale e unico in ogni persona. Non c’è un modo giusto o sbagliato di soffrire.

Ognuno cercherà di affrontare il dolore con i propri strumenti e le proprie risorse, considerando anche il momento di Vita che sta vivendo.

A seguito di una perdita traumatica, possono presentarsi  dei “sintomi” tipici, come ad esempio, stati di ansia, di depressione reattiva, difficoltà ad addormentarsi o alimentarsi, stanchezza fisica e psicologica, sbalzi d’umore, emozioni diverse che spesso appaiono  incontenibili, forti crisi di pianto, un senso di profonda inadeguatezza, una totale o parziale mancanza di entusiasmo anche verso cose che prima erano fonte di sollievo.

E’ inoltre possibile avvertire difficoltà a concentrarsi, ad apprendere nuove informazioni, a lavorare con la stessa produttività.

E’ bene ricordare che queste difficoltà cognitive generalmente sono momentanee. La mente è impegnata nell’elaborazione di un profondo dolore e d è quindi possibile che si presentino dei momenti di minore efficienza pratica.

E’ fondamentale avere un approccio empatico e comprensivo con se stessi.

Elaborazione del Lutto dopo un suicidio

Perché una persona arriva al suicidio?

Il perché purtroppo è la domanda che tutte le persone che perdono un caro per suicidio continuano a porsi per molto tempo.

Non c’è una motivazione unica quando una persona decide di togliersi la vita, anche se alcuni problemi, fragilità che magari nell’ultimo periodo stava vivendo possono apparirci come chiarificatori e motivanti dell’atto.

La fase del “perché” spesso  si presenta come un momento molto faticoso per la persona che lo sperimenta che è protesa ad un a continua ricerca  di prove e significati che possano in qualche modo far comprendere ciò che appare impossibile e inenarrabile.

Attraverso la ricerca di un senso del  “perché”, la persona continua il suo processo di elaborazione, e nel frattempo cerca di comprendere attraverso al costruzione di una realtà soggettiva ciò che è potuto accadere al proprio caro.

Il suicidio non origina mai da una sola causa, ma diversi fattori emotivi, sociali, biologici, ambientali e genetici unendosi tra loro possono portare la persona a pensare al suicidio come unica possibilità per annientare il dolore che l’attanaglia.

Il suicidio viene spesso vissuto come unico modo per allontanarsi dalla sofferenza  psicologica,  e purtroppo spesso questo pensiero si tramuta in un atto suicidario.

Spesso dietro  ad una decisione di questo tipo si nasconde un pensiero chiuso e rigido che non permette di prendere in considerazione altri scenari.

Se tuo figlio, tuo marito, tua moglie, si sono tolti la vita, è importante che tu sappia che NON E’ COLPA TUA.

Nessuno è responsabile del gesto messo in atto da un’altra persona.

Chi si suicida è depresso?

No. O almeno non sempre. Anche se è un mito comune pensare al suicidio come fortemente collegato alla malattia mentale, il suicidio non è una malattia ,ma un comportamento.

Può quindi essere messo in atto anche da una persona priva di diagnosi psichiatrica.

E’ ovvio che chi possiede una malattia mentale presenterà un rischio maggiore di poterlo metter in atto.

Diversi studi però dimostrano oggi che il suicidio non è direttamente collegabile unicamente alla depressione.

E’ possibile continuare a vivere dopo una morte per suicidio di un proprio caro?

Perdere una persona amata per suicidio cambia sicuramente il modo di rapportarsi alla vita, ai bisogni.

Cambiano le priorità, cambia il modo di vedere il mondo , di pensarlo e immaginarlo.

Continuare a vivere dopo una morte per suicidio richiede un grosso lavoro emotivo, e inizialmente anche un forte sforzo fisico. Come psicologo posso cercare di offrirti supporto per il lutto da suicidio.

E’ possibile continuare a vivere dopo una perdita, accogliendo il dolore nella propria realtà emotiva, offrendogli uno spazio in cui poter rimanere, cercando nel frattempo di costruire nuovi significati e nuovi progetti per una nuova vita.

Può rivelarsi   difficile pensare di ritornare a vivere una vita come quella precedente, sia a livello pratico che emotivo, ma ciò non vuol dire che non si possa comunque trovare un nuovo scopo che aiuti a rendere la propria esistenza comunque degna di essere vissuta.

Non potrà essere fatto il paragone con il prima, perché quel prima non c’è più.

Non ci sarà più la persona che c’ era  prima dell’accaduto , ma c’è ne sarà un’altra, più sofferente, ferita e addolorata ma che nonostante tutto potrà ritagliarsi momenti di luce e nuove speranze.

elaborazione lutto suicidio

Come aiutare un amico/parente in lutto?

Il primo aiuto che può essere dato ad una persona sofferente, è rispettare il suo dolore, i suoi tempi, e il modo di manifestarlo.

Stare vicino ad una  persona in lutto vuol dire offrirgli la possibilità di parlare del proprio dolore e del proprio caro, se necessario anche più volte durante la giornata o i mesi.

E’ possibile che verranno condivisi più volte gli stessi ricordi o momenti.

Va bene cosi. Il narrare è un modo per elaborare un dolore.

Una persona che ha perso un caro per suicidio, in particolare, ha bisogno di mettere in ordine le proprie idee e i propri ricordi, e trovare qualcuno che ascolti è un grandissimo dono.

E’ bene evitare frasi fatte o che impongono delle tempistiche, perché chi soffre ha una percezione del tempo diversa dalla nostra. Non c’è un tempo uguale per tutti per piangere una persona cara. Rispettare il dolore vuol dire rispettare il suo tempo.

Non chiediamo alla persona di non piangere solo perché  a noi fa male vedere quel pianto, piuttosto pensiamo a quanto possa far bene al nostro caro tirar fuori il peso che ha dentro.

Non incateniamolo a tradizioni culturali. Non è obbligatorio andare al cimitero, fare messe, vestirsi di nero… l’unica cosa obbligatoria è prendersi cura della propria sofferenza senza pretendere nulla da se stessi.

Ognuno trova un modo diverso per sentire vicino il proprio amato, che sia il cimitero o una foto sul como’.

A volte, inoltre, le persone in lutto oltre che del supporto emotivo, hanno anche bisogno di un aiuto pratico nella loro quotidianità, soprattutto nei primi tempi, quando non si ha neanche la forza di respirare.

Non lasciamoci ingannare da una ripresa della quotidianità per dire che la persona sta meglio. Lasciamo che sia lei a dirci come sta.

Chiediamoglielo come sta,  facciamole capire che ci siamo, che capiamo il suo dolore anche se per la società quel dolore non c’è più.

E’ importane ricordare che la sofferenza  per la morte di un proprio caro, qualsiasi sia la causa, è atroce.

Questa atrocità si amplifica davanti alla morte per suicidio.

Non c’è tempo che possa cancellare questo dolore, che se vissuto in solitudine può annientare.

E’ importante quindi esserci chiedendo alla persona cosa possiamo fare per lei, pensando che a volte possa essere sufficiente anche semplicemente stare in silenzio INSIEME.

Come aiutare un figlio in lutto?

E’ possibile che un genitore si trovi a dover sostenere e supportare un proprio figlio  a seguito di una perdita improvvisa o naturale.

Qualsiasi sia la causa di morte, il modo di esternare il dolore dipenderà in primis dall’età della persona.

Nei bambini potremo assistere per esempio ad una chiusura relazionale, a comportamenti regressivi, a stati di ansia di separazione.

Negli adolescenti è possibile che il modo di manifestare il dolore sia più simile a quello dell’adulto, anche se spesso possono essere presenti  agiti comportamentali ( es. arrabbiarsi in modo incontrollabile, crisi di pianto) o vissuti emotivi molto forti ( crisi di pianto, sensi di colpa, rabbia).

In tutti i casi ciò che il genitore può fare è mostrarsi sensibile al dolore del proprio figlio, senza attuare il comportamento del far finta di nulla.

E’ bene offrire al ragazzo o al bambino, la possibilità di parlare di ciò che è accaduto, di come sta, di cosa pensa riguardo a quello che è successo.

E’ possibile che vi siano delle difficoltà scolastiche o comunque inerenti alla prestazione, cosi come accade per gli adulti.

E’ importante mostrare comprensione rispetto a questo cambiamento   e far capire al ragazzo/bambino che è normale, è che è un cambiamento momentaneo.

Non spingiamo il ragazzo a tornare alla vita di prima, anche in questo caso è importante lasciare che il dolore faccia il suo percorso, offrendo però  al ragazzo la consapevolezza di poter essere, qualora lo volesse, aiutato.

Cosa raccontare ai figli della morte della mamma/papà/nonno?

Comunicare la morte di un genitore o familiare ad un bambino o ragazzo, non è mai facile.

La difficoltà aumenta se, la morte si presenta per cause traumatiche e violente che non hanno permesso al bambino di poter minimamente prepararsi al distacco.

Nonostante però l’evento sia fortemente doloroso, è indispensabile comunicare la morte.

Ed è fondamentale che a farlo sia una persona di fiducia, di cui il ragazzo si fida e con cui ha confidenza.

E’ importante essere sinceri e trasparenti con quanto deve essere detto. Usare parole chiare e semplici.

Ciò che direte purtroppo causerà molto dolore e il modo in cui lo si dice non può lenire questo aspetto, ma può rivelarsi importante per le fasi successive di elaborazione.

Non mettere al corrente il ragazzo di ciò che è accaduto può metterlo in pericolo nel dover apprendere poi la notizia da fonti sconosciute e in contesti poco protetti emotivamente.

Se si avverte difficoltà nell’ affrontare questo passaggio può essere utile chiedere l’aiuto di un professionista specificatamente formato sulla tematica.

Supporto per Lutto

Cosa può aiutarmi  nell’elaborazione del lutto?

Non c’è purtroppo un qualcosa che valga per tutti.

Ognuno troverà la sua strada e farà il suo percorso lavorando sulle proprie risorse.

Ci sono persone che ritornano a fare ciò che facevano prima dell’evento doloroso, perché questo li aiuta a sentire vicino il proprio caro, altri che invece inventano una nuova vita, perché non riescono ad affrontare il passato. Non c’è una cosa più giusta di un’altra. L’importante  è che ciò che fate, lo facciate per voi.

Circondatevi di persone che sono disponibili ad ascoltare voi e il vostro dolore, e chiedete aiuto, anche tramite supporto psicologico, qualora questo dolore divenisse insopportabile e apparentemente inaffrontabile.

Nelle  pagine qui sotto cercherò di trattare le varie forme di supporto per l’elaborazione del lutto: